
Press container e cassoni
Forniamo press container, presse stazionarie, impianti scarrabili e cassoni per raccolta e trattamento materiali.
Guide e risorse
Press container, scarrabile o cassone: come scegliere per materiali, volumi, compattazione e logistica. Analisi Bunder per impianti e servizi di raccolta.

Press container, compattatori scarrabili e container svolgono funzioni differenti, anche se nel linguaggio commerciale i termini vengono talvolta utilizzati come sinonimi.
La distinzione più utile riguarda una domanda molto concreta: il materiale deve essere soltanto raccolto e trasportato oppure conviene ridurne il volume direttamente nel punto in cui viene prodotto o conferito?
Un container scarrabile tradizionale serve principalmente a contenere e trasportare il materiale. Un compattatore scarrabile integra invece un sistema di compattazione che permette di ridurre il volume prima del trasporto. Il termine "press container" viene spesso utilizzato proprio per indicare queste attrezzature con pressa incorporata. In documentazione tecnica e capitolati italiani le definizioni possono però sovrapporsi, per cui, prima di confrontare offerte, conviene verificare sempre la configurazione effettiva dell'attrezzatura.
Bunder propone entrambe le famiglie attraverso la propria offerta BTE: impianti e compattatori scarrabili, container scarrabili, multibenne, caricatori e presse stazionarie. La gamma è destinata a rifiuti e materiali molto diversi, dagli RSU ai materiali da imballaggio, fino a legno, sfalci, rottami, materiali agricoli ed edili.
Per scegliere correttamente non basta quindi confrontare capacità e prezzo del cassone. Bisogna analizzare il materiale, il flusso in ingresso, la distanza dall'impianto, la frequenza dei trasporti, lo spazio disponibile e il modo in cui verrà movimentata l'attrezzatura.
Il container scarrabile è essenzialmente un contenitore movimentabile mediante un autocarro dotato di attrezzatura scarrabile.
Non esegue necessariamente alcuna compattazione. Il suo compito è raccogliere il materiale, contenerlo e consentirne il trasporto.
Questa semplicità è spesso un vantaggio.
Un container può essere configurato per materiali molto diversi e adattato con coperture, portelloni, compartimentazioni e altre caratteristiche costruttive. BTE indica i propri container scarrabili per RSU, materiali edili, carta e cartone, legname, sfalci, rottami ferrosi, materiali agricoli, materiali organici, vetro, ceramiche e altri impieghi. Le configurazioni possono inoltre essere personalizzate per dimensioni, colore, sistemi di copertura e portelloni.
Il container è quindi particolarmente interessante quando il materiale non necessita di essere compattato oppure quando la priorità è disporre di un contenitore semplice, robusto e flessibile.
Il compattatore scarrabile aggiunge al contenitore un sistema meccanico o elettroidraulico destinato alla riduzione volumetrica.
BTE propone compattatori scarrabili a monopala, a cassetto, a coclea e configurazioni speciali. Il conferimento può essere manuale oppure effettuato direttamente attraverso lo scarico di veicoli della raccolta. I sistemi sono utilizzati, tra gli altri contesti, in isole ecologiche, centri di raccolta, supermercati, cartiere e attività produttive.
Il principio è semplice: invece di trasportare tutto il materiale nello stato in cui viene conferito, una parte del volume viene ridotta direttamente nell'attrezzatura.
Questo può cambiare significativamente il rapporto tra quantità raccolta e numero di viaggi necessari.
"Press container" è un termine molto diffuso nella pratica commerciale e tecnica per indicare un contenitore dotato di sistema di pressatura.
In documentazione italiana si trovano anche espressioni come "press container a cassetto", "press container monopala" o "compattatore scarrabile". La terminologia non è completamente uniforme. Per questo, quando si prepara una gara o si confrontano preventivi, è preferibile specificare il tipo di sistema di compattazione, la configurazione del contenitore, la modalità di alimentazione e le modalità di movimentazione anziché fermarsi al nome commerciale.
In questo articolo useremo "press container" come termine commerciale riferito a un sistema scarrabile dotato di compattazione, distinguendolo dal container scarrabile privo di pressa.

Il valore di un sistema di compattazione emerge soprattutto quando il materiale occupa molto volume rispetto al proprio peso.
È il caso tipico di molti flussi di:
BTE indica espressamente i propri compattatori scarrabili per carta, cartone, plastica, RSU, rifiuti organici e scarti di lavorazioni industriali, con configurazioni diverse in funzione del materiale e del processo di compattazione.
Per un materiale già denso e poco comprimibile, invece, una capacità di compattazione elevata può avere un beneficio molto più limitato.
La domanda corretta non è quindi:
"Quanti metri cubi contiene il cassone?"
ma:
"Quanti metri cubi di materiale devo trasportare prima e dopo la compattazione, e qual è il limite reale imposto dal peso?"
Questa distinzione diventa fondamentale quando si calcola il costo del trasporto.
Un container senza sistema di compattazione può essere la scelta più razionale quando il materiale:
Pensiamo, per esempio, a materiali da scavo, detriti, rottami, legname o materiali che devono essere caricati con gru, polipo o pala.
BTE propone container scarrabili specifici per diversi di questi flussi, comprese versioni destinate a rottami ferrosi, detriti e inerti, legno e ceneri, fanghi e altri materiali.
In questi casi introdurre un sistema di compattazione potrebbe aggiungere complessità senza produrre un beneficio proporzionato.
Il container tradizionale ha inoltre un vantaggio organizzativo evidente: quando è pieno, viene sostituito o trasportato senza dover gestire il ciclo di compattazione.
Il vantaggio principale della compattazione si trova nella logistica.
Supponiamo, in termini puramente concettuali, di avere un flusso di cartone molto voluminoso che riempie rapidamente un container ma che ha una massa relativamente contenuta.
Senza compattazione il limite potrebbe essere raggiunto soprattutto per volume.
Con un compattatore, una parte del volume viene ridotta prima del trasporto e il cassone può contenere più materiale nello stesso spazio disponibile.
Questo non significa che la compattazione moltiplichi indefinitamente la quantità trasportabile. A un certo punto il vincolo passa dal volume alla massa, dalla portata dell'attrezzatura o dai limiti dell'automezzo.
La valutazione corretta deve quindi considerare il rapporto tra:
volume del materiale → grado di compattazione → massa trasportata → numero di viaggi.
È questa catena, più del singolo valore di volume del cassone, a determinare il beneficio operativo.
Più aumenta la distanza tra il punto di raccolta e l'impianto di conferimento, più diventa importante utilizzare bene ogni viaggio.
Un esempio concreto è un supermercato, un centro commerciale o un'azienda produttiva che genera grandi quantità di cartone a bassa densità.
Se il cassone raggiunge rapidamente il limite volumetrico e l'impianto si trova a molti chilometri, il costo logistico di numerosi viaggi può diventare rilevante.
In questo scenario un sistema di compattazione può avere un valore superiore rispetto a quello che avrebbe nello stesso sito con un impianto di destinazione molto vicino.
Esistono infatti soluzioni specificamente progettate per separare temporalmente raccolta e trasporto. Il CWS B5 di Busi Group, per esempio, combina la raccolta laterale con un corpo scarrabile: quando il compattatore è pieno, il cassone può essere sostituito da uno vuoto e quello pieno trasportato separatamente da un veicolo scarrabile. Il produttore indica questa configurazione anche per casi in cui il punto di scarico è distante dal punto di raccolta e per contesti con flussi stagionali.
Qui il valore non sta soltanto nella compattazione.
Sta nella possibilità di separare la fase di raccolta da quella di trasporto.
Questo è un punto spesso sottovalutato.
Un'attrezzatura può essere molto efficiente nel raccogliere il materiale ma poco efficiente nel trasportarlo.
Oppure il contrario.
Per esempio, un impianto può produrre materiale in modo continuo durante tutta la giornata, mentre il trasporto verso il centro di trattamento può avvenire a intervalli molto più lunghi.
In questo caso una configurazione scarrabile consente di lasciare l'attrezzatura presso il punto di produzione e organizzare il trasporto quando il cassone è pieno o quando il processo logistico lo richiede.
BTE propone infatti sistemi scarrabili per raccolta, trasporto e compattazione, mentre i container possono essere configurati per rimanere sul sito e attendere la movimentazione.
Questo modello è molto diverso dall'utilizzo di un contenitore fisso svuotato frequentemente da un automezzo dedicato.
Un compattatore non viene alimentato nello stesso modo in ogni impianto.
Il conferimento può essere:
BTE indica proprio questa possibilità per i compattatori scarrabili, che possono ricevere materiale manualmente oppure direttamente dai veicoli della raccolta.
Per questo due compattatori con la stessa capacità nominale possono produrre risultati operativi molto diversi.
Se l'alimentazione è lenta o richiede molto lavoro manuale, la capacità della camera di compattazione diventa soltanto una parte del problema.
Al contrario, in un impianto con flusso continuo e automatizzato, il sistema di alimentazione può diventare il vero punto critico.
Carta e cartone sono un esempio tipico di materiale che può occupare molto volume.
BTE propone compattatori scarrabili a monopala e a cassetto destinati anche a carta, cartone e imballaggi. I compattatori a cassetto vengono indicati specificamente per scatole di carta e cartone, cellophane e materiali plastici leggeri.
La scelta dipende però dal flusso.
Una piccola attività commerciale con quantità discontinue può trovare più semplice un container o un mini compattatore.
Un centro commerciale con produzione continua potrebbe avere un interesse maggiore per una soluzione che riduca il volume direttamente sul posto.
Una cartiera o un'azienda grafica con produzione costante può invece arrivare a una configurazione più strutturata, eventualmente con pressa stazionaria e container dedicato.
Bunder include nella propria offerta anche le presse stazionarie BTE, quindi il progetto può essere valutato a un livello superiore rispetto al semplice confronto tra cassone e press container.
Esiste una differenza importante tra un compattatore scarrabile e una pressa stazionaria.
Nel primo caso la parte di compattazione fa parte dell'attrezzatura che viene movimentata.
Nel secondo caso la parte compattante rimane installata a terra e il materiale viene trasferito nel container che, una volta pieno, viene allontanato.
Busi Group descrive le presse stazionarie proprio come impianti industriali nei quali la parte compattante è fissata a terra e il materiale viene scaricato in container scarrabili. Le indica per materiali ingombranti come imballaggi, cartoni, plastica, legno e scarti di produzione, anche in configurazioni alimentate da nastri trasportatori, convogliatori o sistemi di svuotamento automatico.
Questa soluzione può diventare interessante quando:
Non è però necessariamente la soluzione più adatta per un punto che deve rimanere facilmente riconfigurabile.
Un container direttamente dotato di sistema di compattazione deve essere movimentato insieme all'attrezzatura.
Con una pressa stazionaria, invece, può essere movimentato soltanto il container pieno.
BTE dispone di container scarrabili progettati appositamente per lavorare con presse stazionarie. Alcuni modelli sono configurabili in funzione della pressa utilizzata e del materiale trattato. Il container triconico CNTTR, ad esempio, è progettato per l'impiego con presse stazionarie e utilizza una geometria che favorisce la distribuzione del materiale durante la compattazione e lo scarico per gravità.
In un impianto ad alto flusso questa architettura può avere un vantaggio logistico significativo.
La pressa continua a lavorare mentre il container pieno viene sostituito, a condizione che il sistema sia stato progettato con un numero e una configurazione di container adeguati.
Anche scegliere "un compattatore scarrabile" non conclude la progettazione.
La tecnologia di compattazione deve essere coerente con il materiale e con la modalità di caricamento.
Nei modelli BTE a monopala, la compattazione avviene mediante una pala che raccoglie, trascina e spinge il materiale verso il fondo del cassone. La gamma comprende versioni standard, mini e a scarico anteriore.
La versione mini viene proposta per contesti in cui lo spazio è ridotto e può essere movimentata da autocarri di piccole o medie dimensioni dotati di attrezzatura scarrabile.
Il compattatore a cassetto utilizza una pala che si muove orizzontalmente e spinge il materiale verso il fondo.
BTE lo indica per RSU e materiali assimilabili, carta, cartone, cellophane, plastiche leggere e scarti di lavorazioni industriali. La centralina oleodinamica è accessibile dall'esterno per facilitare le attività di manutenzione.
I compattatori a coclea costituiscono un'ulteriore categoria della gamma BTE. La scelta di questa tecnologia richiede una valutazione specifica del flusso e del tipo di materiale da trattare.
Non esiste quindi un "compattatore universale" che possa essere selezionato soltanto sulla base della volumetria.
Quando il materiale contiene una componente liquida significativa, il criterio cambia.
In questi casi diventano importanti:
I compattatori BTE monopala sono descritti, per esempio, come a tenuta stagna grazie alla configurazione del fondo della camera di compressione, mentre le versioni e le dotazioni devono comunque essere valutate in funzione del materiale trattato.
Non è però corretto concludere che un qualsiasi compattatore possa essere utilizzato per qualsiasi frazione umida.
La scelta deve essere riferita al modello specifico, al materiale e alle caratteristiche richieste dal processo.
Nel settore industriale la scelta può essere ancora più articolata.
Lo stesso stabilimento potrebbe produrre contemporaneamente:
Non necessariamente tutti questi flussi devono essere gestiti con la stessa attrezzatura.
Busi Group indica le proprie soluzioni BTE e MEC per numerosi flussi di rifiuti e materie prime, comprendendo imballaggi, organico, legno, sfalci, metalli, materiali da scavo, rifiuti e materiali edili, prodotti agricoli e altri materiali.
Per un'azienda, quindi, può essere più conveniente creare un piccolo sistema composto da più contenitori specializzati anziché utilizzare un unico compattatore per tutto.
La raccolta separata del materiale può inoltre avere conseguenze sul successivo recupero.
Nei centri di raccolta la flessibilità del container rimane spesso importante.
Uno stesso punto può dover gestire materiali molto diversi, con modalità di caricamento differenti.
BTE indica i propri compattatori scarrabili anche per centri di raccolta e isole ecologiche, con possibilità di conferimento manuale o tramite mezzi della raccolta. I container scarrabili sono invece disponibili in configurazioni specifiche per RSU, raccolta selettiva, legno, rottami, materiali edili e altri flussi.
In questo scenario la domanda da porsi è:
quali flussi devono essere compattati e quali devono semplicemente essere raccolti e movimentati?
La risposta può portare a una configurazione mista.
Non tutti i siti industriali dispongono di un ampio piazzale.
Uno spazio ristretto può cambiare la scelta dell'attrezzatura.
BTE propone una versione mini dei propri compattatori a cassetto proprio per contesti con disponibilità di spazio ridotta, inclusi ambienti chiusi. La configurazione mantiene il principio di compattazione ma riduce gli ingombri e può essere movimentata con autocarri più piccoli rispetto ai modelli maggiori.
Il problema dello spazio deve comunque essere valutato sull'intero ciclo:
Il volume del cassone è soltanto una delle dimensioni da considerare.
Questo è un altro criterio decisivo.
Con un container tradizionale, il modello operativo è relativamente semplice: il cassone pieno viene prelevato e sostituito con uno vuoto.
Con un compattatore scarrabile, si movimenta un'attrezzatura che comprende anche il sistema di compattazione.
Con una pressa stazionaria, invece, la parte compattante resta sul posto e viene movimentato soltanto il container.
Quest'ultima configurazione può essere particolarmente interessante per flussi continui e consistenti.
Il compattatore scarrabile può risultare più semplice da installare e più flessibile quando non si vuole realizzare un impianto fisso.
Il container tradizionale rimane la soluzione più semplice quando il materiale non richiede compattazione.
Sono tre logiche operative differenti.
La distanza dal centro di recupero, trattamento o smaltimento va considerata insieme al materiale.
Conferire 10 tonnellate di materiale denso e trasportare 10 tonnellate di cartone voluminoso non produce lo stesso problema logistico.
Nel secondo caso la massa disponibile sul mezzo può essere molto inferiore al limite di portata mentre lo spazio disponibile nel cassone è già esaurito.
La compattazione può quindi avere maggiore valore proprio quando il vincolo principale è il volume.
Al contrario, se il mezzo raggiunge il limite di peso prima di riempire il volume, aumentare il grado di compattazione non produrrà necessariamente un risparmio proporzionale.
Questo è uno dei motivi per cui un corretto dimensionamento dovrebbe partire dai dati reali del flusso.
Immaginiamo un supermercato con produzione giornaliera consistente di cartone e imballaggi.
Con un container tradizionale, il problema può essere rappresentato dal rapido raggiungimento del volume massimo.
Un press container può ridurre il volume e permettere di accumulare più materiale prima della sostituzione.
Se il centro di conferimento è distante, il beneficio logistico può aumentare perché ogni trasporto può movimentare una quantità maggiore di materiale compattato.
Se invece il supermercato dispone di uno spazio molto ridotto, bisogna verificare se il ciclo di scarramento è compatibile con gli spazi di manovra.
Se la produzione è molto elevata e continua, può essere più appropriato valutare una pressa stazionaria con container dedicati.
Non esiste quindi una risposta unica neppure per uno scenario apparentemente semplice.
Un'azienda edile può produrre materiali molto diversi, come legname, imballaggi, macerie, metalli e altri materiali.
In questo caso un unico compattatore sarebbe probabilmente una scelta troppo generica.
Potrebbe essere più logico utilizzare container dedicati per i flussi che non devono essere compattati e una specifica attrezzatura per cartone e altri materiali voluminosi quando i quantitativi lo giustificano.
BTE propone container specifici anche per detriti e inerti, rottami ferrosi, legno e altri materiali.
La separazione dei flussi deve naturalmente essere coerente con il sistema di gestione dei rifiuti adottato dall'impresa.
Un centro di raccolta può richiedere contemporaneamente:
Qui la flessibilità del sistema diventa importante quanto la capacità.
BTE propone container scarrabili per raccolta selettiva e diverse categorie di materiali, oltre a compattatori scarrabili utilizzabili nei centri di raccolta.
Una buona progettazione dovrebbe quindi partire dalla mappa dei flussi del centro e non dal numero di container da acquistare.
| Situazione | Container scarrabile | Compattatore / press container | Pressa stazionaria + container |
|---|---|---|---|
| Materiale denso e poco comprimibile | Molto adatto | Da valutare | Generalmente non necessario |
| Cartone e imballaggi voluminosi | Possibile | Spesso interessante | Interessante con flussi elevati |
| Produzione discontinua | Molto flessibile | Interessante se il volume è elevato | Meno adatta |
| Produzione continua | Adatto | Adatto | Particolarmente interessante |
| Necessità di ridurre il volume | Limitata | Elevata | Elevata |
| Spazio molto ridotto | Dipende dalla configurazione | Disponibili anche versioni mini | Richiede installazione permanente |
| Elevata distanza dall'impianto | Può aumentare i viaggi | Può migliorare l'efficienza del trasporto | Molto interessante con flussi continui |
| Molti materiali differenti | Molto flessibile | Da configurare per flusso | Da valutare per linee specifiche |
| Centro di raccolta | Molto adatto | Utile per flussi voluminosi | Utile in configurazioni specifiche |
| Impianto industriale con linea automatizzata | Possibile | Possibile | Particolarmente adatta |
La tabella è un orientamento iniziale. La configurazione definitiva deve essere verificata in funzione del materiale, delle portate, degli spazi e delle modalità di trasporto.
Prima di chiedere un'offerta, un gestore o un'azienda dovrebbe raccogliere almeno queste informazioni:
Materiale
Quale rifiuto o materia prima deve essere gestita?
Produzione
Quanti chilogrammi o tonnellate vengono prodotti al giorno, alla settimana o al mese?
Volume
Quanto spazio occupa il materiale prima della compattazione?
Frequenza
Quanto spesso viene oggi sostituito o svuotato il container?
Distanza
Quanti chilometri separano il punto di produzione dall'impianto di destinazione?
Spazio
Quanto spazio esiste per installazione, conferimento, movimentazione e manovra?
Modalità di carico
Manuale, ribalta, veicolo di raccolta, nastro, convogliatore o altro sistema.
Portata disponibile
Quali automezzi effettueranno lo scarramento e il trasporto?
Gestione del materiale
Serve contenimento dei liquidi, copertura, tenuta o una configurazione specifica?
Obiettivo
Ridurre viaggi, aumentare autonomia, separare flussi, migliorare ordine dell'area, automatizzare il processo o semplicemente disporre di maggiore capacità.
Con questi dati è possibile capire se la necessità è realmente un container, un compattatore oppure un impianto di compattazione più strutturato.
Un volume maggiore non risolve necessariamente il problema.
Se il materiale è voluminoso ma leggero, il vero limite può essere lo spazio, non la portata.
Il costo iniziale è soltanto una parte del progetto.
Bisogna considerare anche trasporti, numero di ritiri, tempi di movimentazione, energia, manutenzione e organizzazione del personale.
Non tutti i materiali traggono lo stesso beneficio dalla compattazione.
La tecnologia deve essere scelta in relazione al flusso.
Il container o compattatore deve poter essere movimentato dal mezzo disponibile.
Un'attrezzatura tecnicamente adatta ma incompatibile con l'autocarro o con gli spazi di scarramento crea un problema operativo.
Il limite può essere volumetrico oppure ponderale.
Un sistema efficace deve essere dimensionato considerando entrambi.
Un'azienda che produce materiale per otto ore al giorno ha esigenze diverse da una realtà che genera un volume occasionale.
Quando il flusso è continuo, la pressa stazionaria o un sistema con sostituzione del cassone possono diventare particolarmente interessanti.
Container, press container e compattatore scarrabile non sono tre modi diversi di vendere lo stesso prodotto.
Rappresentano tre livelli differenti di gestione del materiale.
Il container scarrabile è la soluzione più semplice quando l'esigenza principale è contenere e trasportare.
Il compattatore scarrabile aggiunge la riduzione volumetrica e può diventare vantaggioso quando il materiale è ingombrante, i quantitativi sono significativi o la distanza dall'impianto rende importante ridurre il numero dei trasporti. BTE dispone di configurazioni a monopala, cassetto, coclea e speciali.
La pressa stazionaria con container è un livello ulteriore di integrazione, particolarmente interessante quando il flusso è continuo e il punto di produzione può ospitare un impianto fisso.
Per scegliere bisogna quindi partire da cinque domande:
Che materiale devo gestire?
Quanto ne produco?
Quanto volume occupa prima e dopo la compattazione?
Quanto dista l'impianto di destinazione?
Come deve funzionare concretamente il ciclo di raccolta e trasporto?
Solo dopo queste risposte ha senso confrontare modelli, capacità, sistemi di compattazione e costi.
Bunder propone sistemi scarrabili, compattatori, container, presse stazionarie e attrezzature complementari attraverso la propria gamma dedicata all'igiene urbana e alla gestione dei materiali. L'approccio dichiarato è orientato anche alla valutazione delle esigenze e dei volumi per individuare la soluzione più adatta.
Il container scarrabile è principalmente un contenitore per raccolta e trasporto. Il compattatore scarrabile integra invece un sistema di compattazione che riduce il volume del materiale prima del trasporto.
I termini vengono spesso utilizzati come sinonimi nella pratica commerciale, ma non esiste una terminologia completamente uniforme. Per questo, in una fornitura, è preferibile specificare il tipo di compattazione e la configurazione dell'attrezzatura anziché affidarsi soltanto al termine "press container".
È particolarmente interessante quando il materiale è voluminoso, il volume rappresenta il principale limite al trasporto e la riduzione volumetrica può diminuire il numero di movimentazioni necessarie. BTE propone questi sistemi anche per carta, cartone, plastica, RSU e scarti industriali.
Dipende dalla configurazione. I container BTE sono proposti per RSU, rottami, materiali edili, legno, sfalci, carta, cartone, vetro, materiali agricoli, fanghi e altri flussi.
No. La necessità dipende dai quantitativi, dal volume prodotto, dalla frequenza di ritiro e dalla distanza dell'impianto di destinazione. La compattazione diventa particolarmente interessante quando il materiale raggiunge rapidamente il limite volumetrico.
Una pressa stazionaria può essere interessante quando il flusso è continuo, i quantitativi sono elevati e l'impianto può essere installato stabilmente nel punto di produzione. La pressa rimane a terra mentre il container viene sostituito e trasportato.
Sì. BTE indica i compattatori scarrabili anche per centri di raccolta e isole ecologiche. Il conferimento può essere manuale oppure effettuato attraverso i veicoli della raccolta.
Dipende dall'attrezzatura e dalla configurazione. La scelta della tecnologia di compattazione deve essere verificata rispetto ai materiali trattati. Quando i flussi sono molto differenti, può essere più razionale utilizzare attrezzature separate.
È un parametro importante perché incide sul numero e sulla durata dei trasporti. Più il materiale è voluminoso rispetto al peso, maggiore può essere il valore della riduzione volumetrica, a condizione che il sistema di compattazione sia adatto al flusso.
Sì. BTE propone, per esempio, un compattatore a cassetto in versione mini destinato anche a spazi ridotti e ambienti chiusi.
Sì, ma la configurazione deve essere adeguata al materiale. BTE propone versioni specifiche per diversi flussi, con personalizzazioni relative a dimensioni, coperture e portelloni.
Bisogna analizzare materiale, quantità, densità, volume, frequenza di raccolta, distanza dall'impianto, spazio disponibile, modalità di caricamento, mezzo di trasporto e obiettivo operativo. Solo dopo questi dati è possibile confrontare tecnologie e modelli.
La scelta tra container, press container e compattatore scarrabile non dovrebbe partire dal catalogo.
Dovrebbe partire dal flusso di materiale.
Un rifiuto voluminoso prodotto in modo continuo e destinato a un impianto distante può richiedere una soluzione completamente diversa rispetto a un materiale denso raccolto occasionalmente nello stesso stabilimento.
È per questo che Bunder dispone di una gamma che comprende container, compattatori scarrabili, impianti scarrabili, presse stazionarie e sistemi complementari. La valutazione può essere costruita intorno all'organizzazione reale del servizio, ai quantitativi e alle condizioni del sito.